Senti che bel vento...... si cambia!

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26/05/11

Sabide in place


Sabide 28 di Mai
Laboratori Muzane al sarà in place Sbaiz a Muçane dalis 9 alis 12e30 cuntun bancut dulà che si podarà cjatâ materiâl informatîf su la campagne referendarie a pro de aghe publiche. Us spietìn!

Par vê plui informazions consulte il blog dal comitât referendari fracant achì.

08/07/10

Raccolta firme sull'acqua nel nostro comune

E' terminata nel comune di Muzzana del Turgnano la raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua. Tema scottante e spesso abilmente nascosto. E' solo grazie alla nostra lista LABORATORIO MUZZANA se anche nel nostro comune, si è potuto perseguire questa campagna. La raccolta infatti, necessita di un' autenticatore delle firme, rappresentato solo ed esclusivamente da una carica istituzionale (Es: consigliere comunale, assessore, sindaco,... o piani più alti).
In un mese siamo riusciti a raccogliere 92 firme...
Visto l'importante risultato raggiunto a livello nazionale (un milione di firme), aspettiamo il referendum vero e proprio, dove finalmente il cittadino italiano potrà decidere se approvare o meno questa legge!

19/04/10

L'acqua non si vende!



L'ACQUA NON SI VENDE...
Campagna referendaria contro la privatizzazione dell'acqua

SPECIALE REFERENDUM CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA

Sono stati depositati i 3 quesiti referendari e dal 24 aprile parte la raccolta delle firme contro la privatizzazione dell'acqua... perché si scrive acqua, si legge democrazia.

Quesito referendario n. 1
Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08)
Il primo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.


Quesito referendario n. 2
Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06) Il secondo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 150 (quattro commi) del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.

Quesito referendario n. 3
Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06) Il terzo quesito che verrà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.

Per approfondimenti, adesioni, contribuire alla raccolta delle firme:
web:www.acquabenecomune.org - e-mail:segreteria@acquabenecomune.org
blog:perlacqua.wordpress.org
CEVI:www.cevi.coop/public/SiTE/index.php?tit=il%20Cevi&m=1

SERVE L'AIUTO DI TUTTI e in particolare di AUTENTICATORI, amministratori locali (comunali, provinciale e regionali) disposti a raccogliere e autenticare le firme dei cittadini del proprio territorio di competenza.

Il 25 aprile ci saranno una serie di banchetti in tutta la regione organizzati dal comitato promotore in collaborazione con l'A.N.P.I., presso sui sarà possibile firmare.

FIRMIAMO, FIRMIAMO!

31/03/10

Cafc spa: presentate le linee guida per la fusione con il Consorzio depurazione laguna


L’assemblea informale dei soci ha dato mandato al cda di proseguire il percorso per la possibile aggregazione

Il semaforo verde dei soci di Cafc Spa, per proseguire sulla strada della fusione con il Consorzio depurazione laguna, è giunto pochi giorni fa dall'assemblea informale dei soci che ha dato mandato al cda di predisporre un piano industriale dell'azienda aggregata, vale a dire della nuova realtà che potrebbe nascere dall'unione dei due gestori e che fornirà il servizio idrico integrato a 83 Comuni della provincia di Udine, per una popolazione complessiva di circa 326mila abitanti.
L'assemblea, dopo l'illustrazione delle linee guida del percorso che porterà all'unificazione tra le due società, ha espresso l'intendimento di continuare a perseguire l'obiettivo. Un obiettivo che - come ha spiegato il presidente di Cafc spa Eddi Gomboso - è quello di realizzare una maggiore efficienza e, dunque, una riduzione dei costi, oltre ad una maggiore efficacia, con il miglioramento del servizio agli utenti.
Gomboso ha precisato che il progetto del piano industriale sarà realizzato entro la fine di gennaio e ha indicato come: "La fusione tra Cafc e Cdl, che richiederà un percorso condiviso a più tappe, se ultimato, darà origine ad un soggetto di notevoli dimensioni e integrato strutturalmente in grado, pertanto, di affrontare meglio le importanti sfide che le recenti modifiche normative imporranno al settore del ciclo idrico integrato. Si tratta di un orientamento dettato da un quadro normativo volto al superamento della frammentazione dei soggetti che operano nel comparto, nella prospettiva dell'unitarietà della gestione".
L'assetto definitivo del ciclo idrico integrato che dovrà determinarsi in provincia di Udine con l'inizio del 2012 prevede infatti sostanzialmente due possibili scenari: una gara per l'affidamento del servizio sull'intero territorio dell'ambito o un percorso che, a fronte di un'unica società interamente pubblica nel frattempo realizzatasi, preveda un bando di gara per l'individuazione del socio operativo e con quota superiore al 40 per cento. In entrambi i casi, la società risultante dalla fusione si porrà in una posizione privilegiata rispetto alle due società separate al momento di affrontare le sfide relative all'affidamento del ciclo idrico a regime. Secondo quando indicato nelle linee guida del progetto, i vantaggi derivanti dalla fusione potrebbero essere molteplici, a cominciare naturalmente da una gestione efficace, economica ed efficiente del servizio idrico integrato sul territorio di 83 Comuni e nella zona industriale dell'Aussa Corno, compreso il polo chimico di Torviscosa. "Uno dei benefici - ha specificato il presidente di Cafc spa - è la fruizione dell'impianto di depurazione del Cdl sul quale è previsto un investimento di 6 milioni di euro destinato al potenziamento e miglioramento dello stesso, che permetterà di non costruire altri impianti. Con questa possibile unione si cerca, inoltre, di realizzare anche una sorta di aggregazioni fra gli impianti di depurazione per fare in modo che il territorio possa usufruire di un numero maggiore di impianti di medie dimensioni, oggi carente, dismettendo quelli più piccoli e utilizzando maggiormente quello di San Giorgio di Nogaro, nell'ottica di una migliore gestione".

www.studio pironio.com

20/01/10

Patto tra i sindaci per l'acqua a km 0

Accordo tra comuni di Veneto, Friuli ed Emilia Romagna: consumi solo dal rubinetto A Venezia nasce il Manifesto: niente distributori nei luoghi pubblici, in mensa solo brocche.L´iniziativa amplia la campagna avviata nel 2008 da Cacciari, che ha già dato alcuni risultati
di CARLO BRAMBILLA

MILANO - L´acqua del sindaco è ottima, sana, controllata, a chilometri zero. Difende l´ambiente e costa poco, decisamente meno dell´acqua minerale. Mille litri, un euro. Sorella acqua. Non ci voleva molto a capirlo, in tempo di crisi. E così la fortunata campagna lanciata nel 2008 dal sindaco di Venezia Massimo Cacciari, con tanto di caraffa in mano (slogan «imbrocchiamola») comincia a fare proseliti tra i primi cittadini italiani. Molti dei quali, provenienti dal Veneto, dal Friuli e dall´Emilia Romagna, si sono dati appuntamento oggi in laguna per una riunione in Comune, insieme alle società municipalizzate, come la veneziana Veritas o l´emiliana Hera, che gestiscono le acque potabili in queste regioni, per lanciare una nuova offensiva contro le bottigliette di plastica: il "Manifesto dell´acqua del sindaco".
Numerosi gli impegni che verranno presi. Dall´eliminazione dell´acqua in bottiglia da mense e distributori automatici che si trovano nelle sedi comunali e nelle scuole al lancio di una grande campagna informativa sulla qualità e l´affidabilità dell´acqua potabile. Con distribuzione di caraffe, borracce e contenitori vari per incentivare l´uso dei rubinetti. Fino all´impegno a usare tecnologie sempre più avanzate nei controlli di laboratorio. E alla richiesta che una risorsa fondamentale come l´acqua non venga privatizzata. «L´Italia è tra i primi paesi al mondo per consumo pro capite di acqua in bottiglia - si legge nel Manifesto - L´impatto ambientale di quest´acqua comporta consumo di energia e di combustibili fossili per la produzione delle bottiglie e per il trasporto delle stesse fino ai luoghi di consumo. Per non parlare dell´impatto ambientale in termini di rifiuti prodotti. Col semplice gesto di aprire il rubinetto di casa ogni cittadino può invece risparmiare e salvaguardare l´ambiente».
Soddisfatto il sindaco Cacciari che prenderà parte alla riunione (la sua iniziativa a Venezia ha già spostato il 10 per cento dei consumi di acqua). «Sono felice - commenta - che la nostra battaglia a favore di una cultura del risparmio e del rispetto dell´ambiente venga condivisa anche fuori dai confini della città. Non voglio entrare in competizione coi produttori di acqua minerale. Ma dire semplicemente che la mia acqua è molto buona». Schierato a favore della battaglia trasversale per l´acqua di rubinetto anche il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, che non sarà presente al meeting veneziano ma fa sapere di avere in programma una campagna analoga a quella di Cacciari per la sua città. Entusiasta dell´iniziativa il sindaco di Imola, Danilo Manca, che partecipa in rappresentanza degli amministratori romagnoli: «Nessun prodotto è a chilometri zero quanto l´acqua che esce dal rubinetto di casa».
Per convincere i cittadini dell´importanza di usare l´acqua di casa propria fornisce alcuni numeri Filippo Bocchi, a capo del settore Responsabilità sociale del gruppo Hera. «Bere acqua minerale - dice - costa all´anno all´ambiente 350 mila tonnellate di Pet, il materiale di cui sono fatte le bottiglie, 665 mila tonnellate di petrolio e un´emissione di circa 910 mila tonnellate di CO2. Solo un terzo delle bottiglie prende la via del riciclo. In un anno mediamente una famiglia di tre persone beve circa mille litri di minerale, spendendo 250 euro. La medesima quantità dal rubinetto costa 1,50 euro». Mentre Cacciari, polemico, aggiunge: «Le acque minerali avranno certo caratteristiche diverse da quelle nostre, non discuto. Non sono un chimico. Però mi risulta che spesso le fonti idriche a cui attingono i Comuni per gli acquedotti e i produttori di acqua minerale per le bottiglie siano le stesse».

(da Repubblica del 20 gennaio 2010)

04/12/09

Il consiglio comunale di Muzzana vota per la difesa dell'acqua pubblica!

Anche il consiglio comunale di Muzzana del Turgnano ha votato un ordine del giorno a favore dell'acqua pubblica.


Di seguito parte del documento approvato nella seduta di venerdì 31 novembre ed illustrato dal consigliere comunale Alessio Turco:


IL CONSIGLIO COMUNALE DI MUZZANA DEL TURGNANO S'IMPEGNA A:


1. Costituzionalizzare il diritto all'acqua, attraverso le seguenti azioni:


• riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
• confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;
• riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. lgas n. 267/2000;

2. Promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni:

• a. informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l'acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;
• b. contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l'uso dell'acqua dell'acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;
• c. promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, con incentivazione dell'uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l'introduzione dell'impianto idrico duale;
• d. promozione, attraverso l'informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
• e. informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione periodica delle analisi chimiche e biologiche;
• f. promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.

05/11/09

La svendita dell'acqua pubblica

di Paolo Rumiz


Con le reti idriche allo sfascio, l'Italia accelera la privatizzazione dell’ acqua.
Il Parlamento sta discutendo la legge che obbliga a mettere in gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione, ma nessuno sa dove trovare le risorse per recuperare questo pazzesco gap infrastrutturale.

I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto. Questo mentre 8 milioni di cittadini non hanno accesso all'acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud.
Sono più di vent'anni che s’investe al lumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci.
Un quadro da Terzo Mondo.

Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti. Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient'altro che il solito polverone. Uno scontro di teologie: con una maggioranza che crede nell'efficacia salvifica della gara d'appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell'acqua bene comune. In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, e non intendono alienare l'acqua del sindaco , intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.

Nell'agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato così carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta in più verso i privati. Stavolta è d'accordo anche la lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%. Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono. Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale per l'acqua ultima trincea del pubblico servizio minaccia fuoco e fiamme. “In nessun'altra parte d'Europa - attacca il presidente Emilio Molinari - si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un cali center”.

Contro il provvedimento s'è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s'è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d'Europa (si dice che abbia dato più da... mangiare che da bere ai pugliesi).
Al grido di l'acqua è una cosa pubblica ora si tenta la storica marcia in dietro, anche se non si ha la più pallida idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone.

Intanto si moltiplicano le assemblee: Verona, Bari, Udine, Savona, Potenza, Rieti. Da Milano arrivano segnali di preoccupazione, a difesa di un'azienda comunale totalmente pubblica che finora ha mantenuto tariffe tra le pi basse d'Italia. Il malumore cresce nei Comuni di montagna. In Carnia anche quelli della Lega sono ai ferri corti con la giunta regionale di centrodestra. Già hanno dovuto affidare i loro servizi a una Spa-carrozzone che fa acqua da tutte le parti e alza le tariffe senza fare investimenti; ora non vogliono che questo preluda al passaggio a un'azienda con sede a Milano, Roma o magari all'estero. A Mezzana Montaldo (Biella) dove si gestiscono la loro rete in modo ineccepibile da oltre un secolo, non ci pensano nemmeno a mollare l'acqua ad altri.

«la fine del federalismo e dei valori del territorio persino nelle regioni a statuto speciale» osserva Marco Job del C.m.a di Udine. «Facevamo tutto da soli - ghigna il carnico Franceschino Barazzutti – dalle mie parti il sindaco guidava il trattore, e se necessario aggiustava lui stesso la conduttura tra il paese e la sorgente. Oggi devi chiamare i tecnici a Udine, con tempi maggiori e costi più alti. E se devi segnalare un disservizio, devi andare a Toimezzo o Udine, mentre prima era tutto sotto casa. E' tutto chiaro: hanno fatto una Spa pubblica solo per poi passare la mano ai privati».

Privatizzare è l'ultima speranza di adeguarci all’Europa, puntualizza il governo. Ma qui viene il bello. E’ proprio l'enormità dei costi di questo adeguamento a falsare la gara. «Senza certezza sul futuro del servizio e con simili costi fissi nessuna banca al mondo finanzierà le piccole imprese, e così finiranno per vincere le grandi aziende quotate, capaci di autofinanziarsi e di imporsi semplicemente con la forza del nome», spiega Antonio Massarutto dell'università di Udine. «Altra cosa che può falsare i giochi è la mancanza di garanzie sul rispetto delle regole. Siamo in Italia» brontola Roberto Passino, presidente del Coviri, Comitato vigilanza risorse idriche: «Prima si lamentavano perché non funzionavamo, e ora che abbiamo rimesso le cose a posto, tutti si lamentano perché funzioniamo». Un problema di comportamento, insomma. Di cultura e responsabilità.

Pubblico o privato? «Non importa che i gatti siano bianchi oneri scherza Passino citando Marx l'importante è che mangino i topi». Quello che conta è il controllo. In Inghilterra l'azienda pubblica è stata privatizzata al cento per cento, ma la Spa che ha vinto la gara ora ha sul collo il fiato di un'authority ventiquattrore su ventiquattro. Le modifiche del contratto sono impossibili. Ogni cinque anni le tariffe vanno discusse daccapo.

Massarutto: «L'anomalia italiana è che ci si illude che la gara basti a lavorare più bianco. Non è vero niente. Serve uno strumento di controllo e garanzia che impedisca furbate o fughe speculative». Figurarsi se poi l'azienda firma un contratto che include non solo la gestione, ma anche gli investimenti immensi che il settore richiede.

Altra anomalia: abbiamo le tariffe pi basse d'Europa. Questo perché a differenza di Francia o Germania – finora nessuno ha osato scaricare sulle tariffe il costo di questo immenso arretrato di lavori. Viviamo in uno strano Paese, dove si protesta perle bollette dell'acqua, ma non si osa dir nulla su quelle del gas e dell'elettricità, che invece sono udite, le pù alte del Continente. Dire che gli acquedotti si debbano pagare con le tasse è quantomeno spericolato, osserva Giuseppe Altamore autore di grandi libri sulla questione idrica in Italia: «Non vedo cosa ci sia di giusto nel fatto che io debba pagare il servizio idrico anche per gli evasori fiscali». Nell'incertezza sul futuro, il ritardo aumenta, e sulle nostre spalle cresce la previsione di una batosta stimata per ora sui 115 euro pro-capite l'anno.

(da Repubblica di giovedì 5 novembre 2009)